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domenica 10 luglio 2016

IL MOBILE LACCATO DEL SETTECENTO VENEZIANO

  IL MOBILE LACCATO DEL SETTECENTO VENEZIANO

Venezia resta per eccellenza la capitale del mobile del XVIII secolo. Le pesanti forme barocche ricche di intagli e dorature si snelliscono nella linea e nella decorazione del “marangone” e del “depentore” veneziano.
Il solido legno di noce perde le rigide forme per svilupparsi in sottili cornici e leggeri intagli. Il legno di pioppo o abete viene ricoperto da “lastrature” di radiche di noce o olivo.

La lacca è il complemento più bello e più adatto del mobile del Settecento. Il primato delle lacche spetta incontestabilmente all’ Oriente. La Cina e il Giappone avevano fabbricato fin da tempi immemorabili dei mobili laccati generalmente con colori scuri come il nero e il rosso e decorazioni di figure e paesaggi in oro. Alcuni Italiani che andarono n Oriente tra il XIII e il XVII secolo riportarono sorprendenti delle decorazioni dei mobili visti alle corti orientali e cercarono di scoprire la formula per fabbricare anche in Italia simili mobili “laccati”.

La scoperta di questo segreto si deve ad alcuni padri gesuiti. Dopo diversi tentativi, la tavolozza delle lacche ebbe a Venezia una meravigliosa gamma di tinte. Il mobile laccato era un privilegio delle classi benestanti che ne commissionavano il disegno e la decorazione a pittori importanti. Per le case di campagna si ripiegava sulle cosiddette decorazioni di “arte povera” (che erano delle stampe ritagliate e applicate sul mobile mediante vernici) meno costose e di effetto.
La tecnica della laccatura dei mobili sarà di pubblico dominio dopo il 1655. In Inghilterra si fabbricavano mobili da decorare con “chinoiseries” e sovente venivano inviati addirittura in Cina per essere laccati. In Francia si imitavano le lacche orientali sovrapponendo sul pezzo decorato diverse mani di “vernice Marin”. In tutta Italia, ma specialmente a Venezia e a Genova si dipingono i mobili con procedimenti quasi uguali.
Il legno di cirmolo è quello più adatto alla costruzione del mobile da laccare (rarissimi sono i pezzi laccati in legno di noce). Si lascia stagionare e si taglia in solide strisce curve che, soprammesse, formeranno la struttura generale tipicamente bombé. Per evitare che la connessione delle cosiddette “doghe” si apra facendo saltare il colore, si rivestono le parti da decorare con tela incollata sul legno.

Una prima mano di colla tatin ha lo scopo di chiudere le porosità del legno e diverse successive mani di gesso e di colla formano il corpo del mobile liscio e compatto. Una mano di tempera colorata serviva da fondo della decorazione. Sulle dorature e sulle decorazioni si passavano diverse mani di “sandracca”, una colla resinosa che era il complemento della laccatura.
Al centro di pannelli si rappresentavano scene allegoriche o paesaggi con figure alla maniera dei vedutisti veneti oppure si decoravano i mobili con scene di cineserie alla maniera orientale.

Le dorature supplementari sono fatte con sottili foglie di oro zecchino. La cosiddetta “doratura a mecca” viene fatta a Venezia solo nei primi anni del XVII secolo ed è ottenuta dall’ argentatura coperta dal giallo della vernice.
Il mobile laccato veneziano differisce da ogni altro sia per la tecnica della laccatura sia per la particolare estrosità dell’artigianato Veneto.